Quando senti parlare di Growth Hacking dalla maggior parte degli imprenditori puoi osservare uno strano luccichio nei loro occhi. Perché? Perché credono nel mito del Budget zero!

In effetti il Growth Hacking ha la possibilità di farti risparmiare tantissimi soldi di pubblicità, advertising e qualsiasi altra pratica di marketing che stai attuando, ma purtroppo come ogni mito che si rispetti, bisogna sfatarlo subito.

Il Growth Hacking non funziona senza il giusto carburante

Quando crei una campagna di marketing, hai l’obbligo di allocare un budget per permetterne la realizzazione. Prendi la tua calcolatrice, il tuo portafogli, tiri fuori la carta di credito e strisci.

La differenza principale nel Growth Hacking è che non striscerai una volta sola, ma quel budget verrà diviso in micro-budget, uno per ogni esperimento che deciderai di fare nel processo di ricerca del Growth Hack, ovvero l’esperimento che funziona.

Dio benedica gli Insights

Quando decidi di cambiare il tuo modo di far marketing su internet e ti affidi al growth hacking, devi cambiare innanzi tutto il tuo mindset. Non esiste più il bello e il brutto, ma devi aver ben in testa i dati e far attenzione a ciò che funziona.

L’analisi dovrà essere il tuo nuovo stile di vita e ogni tuo esperimento dovrà essere:

  • Creativo: devi attirare l’attenzione degli utenti del web, la creatività è la mossa giusta per farsi notare.
  • Adattabile: adatta i tuoi contenuti alle piattaforme che utilizzi e soprattutto sii coerente con ciò che presenti. Non dimenticare l’importanza del tuo prodotto e del tuo brand.
  • Misurabile: ricordi? I dati saranno la tua ossessione.

L’analisi continua è il miglior approccio al Growth Hacking

Non aver paura del fallimento

Il fallimento è una componente intrinseca al Growth Hacking. Dal momento che il tuo lavoro si basa su esperimenti, non potrai pretendere di aver una percentuale di successo del 100%, altrimenti si scriverebbe Growth Hacking e si leggerebbe paraculo.

Dal momento che nessuno ha messo sul tuo computer una bacchetta magica, devi aver ben presente la dimensione del fallimento.

Dopo 10.000 tentativi nella costruzione della prima lampadina, Thomas Edison riuscì nel suo scopo, e scherzosamente affermava di esser riuscito a trovare 9999 modi per non costruire la lampadina.

Anche tu devi misurare il fallimento per trovarne un’opportunità di crescita.

AAARRR!

Ho uno strumento del Growth Hacking che fa per te: il funnel dei pirati!

Aspetta, non devi correre a chiedere consulenza a Jack Sparrow, il funnel dei pirati, chiamato così per l’acronimo che vien fuori dalle sue componenti è un framework del Growth Hacking che ti spiega quale tragitto fa l’utente per diventare tuo cliente.

Sembra il paese dei balocchi, puoi capire come fai a creare clienti facendo passare la tua audience all’interno di questa macchina.

Vediamo quali sono i passaggi:

  • Awareness
  • Acquisition
  • Activation
  • Revenue
  • Retention
  • Referral

L’utente inizia il percorso ignaro dell’esistenza del tuo brand e ne prende consapevolezza nel primo step del funnel. Prima o poi (si spera) avrai attirato la sua attenzione e nella migliore delle ipotesi deciderà di acquistare il tuo prodotto o servizio. Se l’utente, ormai diventato tuo cliente si abituerà al servizio comincerà a non poterne fare più a meno e (sempre si spera) magari lo consiglierà ai suoi amici.

Tutti parlano di Growth Hacking e tutti vogliono farlo. Esistono decine di libri dove imparare questa disciplina (ti consiglio la lettura di Hacking Growth, scritto dal papà del Grawth Hacking, Sean Ellis), però l’unico modo per avere successo e trovare il tanto osannato Growth Hack è cambiare il modo di approcciarsi alle cose.