Ogni persona ha la tendenza di muoversi in una zona in cui si sente al sicuro, questa zona è la comfort zone.

Ogni cambiamento fa paura, in una situazione inusuale ci sentiamo inadeguati e il timore di sbagliare spesso prende il sopravvento.

E’ un atteggiamento universale che ci accompagna in ogni momento della nostra vita personale e professionale.

Ci sentiamo affezionati ai luoghi che conoscevamo sin da piccoli.

Manteniamo lo stesso lavoro anche quando non siamo soddisfatti.

Siamo abitudinari nella scelta dei piatti che mangiamo, dei vestiti che indossiamo.

Ma per ciò che ci interessa in questo articolo, ci occuperemo dell’incidenza della comfort zone nel business.

E’ necessario distinguere due livelli: la comfort zone per il consumatore e la comfort zone per l’imprenditore.

La comfort zone per il consumatore

I consumatori sono abitudinari, cercano quei servizi con cui si sono trovati bene e si rivolgono ai rivenditori che hanno meritato la loro fiducia.

E’ il motivo per cui i clienti di un supermercato finiscono per privilegiare i prodotti dei marchi che hanno visto in televisione o che sono stati scelti dalla maggioranza.

Il meccanismo della riprova sociale ci porta anche inconsciamente a dare credito a ciò che è stato già sperimentato da altri.

Se non ci credete, basta riportare un esempio storico.

Anni fa, una catena di alberghi voleva trovare un modo per convincere i clienti a non buttare sul pavimento l’asciugamano dopo averlo usato solo una volta.

Decisero di esporre un cartello spiegando come il riutilizzo avrebbe avuto un impatto positivo per l’ambiente, ma senza successo.

Provarono allora a spiegare che un atteggiamento diverso avrebbe favorito il personale, ma anche in questo caso la risposta fu negativa.

Infine, scrissero: “La maggioranza dei nostri clienti utilizza l’asciugamano almeno due volte”.

Sembrerà incredibile, ma il conformismo portò molti clienti a cambiare la propria abitudine. 

Per uscire dalla comfort zone deve esserci un buon motivo.

Per esempio, un vantaggio evidente offerto da un nuovo prodotto o servizio.

Oppure una serie di recensioni molto positive fornite da altri clienti: ora bastano pochi secondi per sapere come si sono trovati gli altri consumatori che hanno testato quel servizio.

La comfort zone per gli imprenditori e le imprenditrici

Ma anche chi gestisce un’attività si ritrova a muoversi nella propria comfort zone.

I risultati degli anni precedenti dettano spesso le scelte ma le abitudini possono rivelarsi pericolose.

In pochi hanno compreso la regola d’oro del business: “ciò che ha funzionato ieri non è detto che funzionerà domani”.

E ancora meno imprenditori comprendono l’importanza dell’innovazione come strada maestra per migliorare il proprio servizio e rimanere competitivi nel mercato di oggi.

Avete presente di quanti ristoranti hanno lo stesso menu da anni?

O di quanti negozi sono falliti perchè non si sono accorti che il loro business era ormai superato?

E quanti imprenditori hanno maledetto dei competitor che hanno offerto un servizio aggiuntivo o che hanno visto come traditori i propri ex clienti senza mai domandarsi che cosa avrebbero potuto fare per reggere il confronto?

Ogni imprenditore deve trovare il coraggio per cambiare i propri processi produttivi e gestionali, per trovare nuove soluzioni che rispondano ai nuovi bisogni del mercato.

La vera difficoltà non è seguire i gusti dei consumatori ma abbandonare abitudini che si sono radicate nel tempo con il timore di non essere pronti per il cambiamento.

Ma rimanere fermi è ancora più pericoloso.

Rimane modernissimo e valido il principio proposto da Theodore Levitt nel 1960 secondo cui:

“le imprese non si definiscono in base a ciò che producono ma in funzione dei bisogni dei clienti e dai valori che ne conseguono”.