Problemi? Non c’è problema!

Spesso dubitiamo delle nostre capacità di problem solving, basta allenarsi un po’ per essere pronti ad ogni problema!

La maggior parte delle persone considera il termine problema con una connotazione negativa.

Così non è.

Curiosamente se cerchiamo il significato etimologico del termine problema sul dizionario troviamo questa definizione: dal lat. problēma, che è dal gr. próblēma ‘questione proposta’, deriv. di probállein ‘mettere avanti, proporre’. (Dizionario Garzanti della Linguistica Italiana).

Non bisogna considerare un problema come una cosa negativa, come un ostacolo, ma semplicemente come una cosa che è accaduta e che può insegnare qualcosa.

Una situazione da cui possiamo trarre un insegnamento.

Un  evento da cui possiamo ricavare un miglioramento e una crescita personale.

Sentiamo sempre parlare dei successi delle aziende, ma quasi mai dei tantissimi seppur minuscoli fallimenti che avvengono quotidianamente e che sono la base di quei successi.

In questo articolo ti presenterò alcuni metodi per aiutarti a risolvere i tuoi problemi.

Ci sono una varietà di tecniche e modalità di problem solving che si possono impiegare:

La mia preferita è il PDCA (Plan-Do- Check-Act) noto anche come ciclo di Deming, e come esso viene messo in pratica da Toyota.

La prima fase è quella di pianificazione (Plan).

Questa fase dovrebbe prevedere lo studio e l’analisi delle attività da realizzare, al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato con uno schema chiaro e preciso.

La seconda fase è quella di esecuzione (Do).

In questa fase vengono operativamente attuate le attività stabilite nella fase precedente.

La terza fase è quella di monitoraggio e controllo (Check).

Questa fase è centrale rispetto a tutto il processo, è costituita dalla raccolta di feedback e di dati inerenti le attività svolte.

Il suo fine ultimo è di analizzarne i risultati, verificarne eventuali varianze o scostamenti rispetto ad una baseline e identificarne possibili azioni correttive o di miglioramento.

L’ultima fase è la fase Act.

Le azioni svolte nell’ultima fase potrebbero portare ad una eventuale ri-pianificazione, la quale lancerebbe una nuova iterazione del ciclo PDCA.

Ma quali sono le differenze tra il nostro modo di affrontare generalmente un problema e un problema affrontato con il metodo Toyota?

Scopriamole insieme.

Il nostro comportamento tipico di fronte a i problemi generalmente è questo:

Fermare il problema! (focus)

Nascondere il problema.

Correre il più rapidamente possibile alle contromisure.

Implementare diverse contromisure in contemporanea.

Secondo la mentalità Toyota:

Apprendere qualcosa sul sistema di lavoro e capire la situazione (focus)

Osservare e studiare la situazione.

Implementare solo una contromisura alla volta, per scoprire il nesso causa-effetto.

Ricordiamoci di non condannare gli insuccessi ma piuttosto di utilizzarli per apprendere e
avanzare.

Lo so, può essere frustrante non capire immediatamente dove si trovi il problema. Può essere difficile accettare che ci sia un problema e riconoscerlo non è immediato.

Ho fatto del problem solving un po’ il mio stile di vita in ufficio.

All’inizio mi sentivo un po’ impotente e demoralizzata nel non riuscire a comprendere cosa non portasse al
raggiungimento di una determinato obiettivo.

Poi ho iniziato a fare della frase di R. Buckminster Fuller il mio mantra:

“Non esistono esperimenti falliti, solo esperimenti con risultati inattesi”.

Gli insuccessi ci portando sempre ad imparare qualcosa e ci aprono nuovi scenari che fino a prima non riuscivamo lontanamente ad immaginare.

Riuscire a identificare un problema e risolverlo è l’inizio di un cambiamento e un miglioramento personale e professionale volto ad una crescita costante.